1943 – n°392
VITA MORTE E MIRACOLI DI CAMILLE CLAUDEL

Testo, musiche e regia di Domenico Bravo

con Viviana Lombardo

sculture realizzate da Rosaria Randazzo

Camille Claudel era certamente il nuovo nella società perbenista e borghese dell’epoca, la Francia di fine ‘800.
Per i contemporanei era il monstrum, una rivolta della natura, una natura che attirava con la sua grazia e respingeva con la sua ritrosia. Artista piena di ardore ed entusiasmo, scultrice apprezzata, lei avrebbe avuto a disposizione tutte le capacità per realizzarsi in pieno.
La diversità di Camille era legata alla sua scelta artistica, considerata inopportuna e maschile, alla sua natura irriducibile, al suo modo di vivere libero, dissoluto e assoluto – un’anomalia rispetto al destino di moglie e madre che spettava alle giovani di buona famiglia dell’epoca.
La sua follia risiedeva nello stile di vita anticonformista e controcorrente che soprattutto la madre respinse, così come non comprese la sua genialità e le sue anticipazioni artistiche.
Tutto questo ha avuto un prezzo. Sfibrata, venne rinchiusa in manicomio. Vi passerà gli ultimi trenta anni, con le mani sempre in movimento nel vuoto. Senza creta o marmo da manipolare per le sue sculture di immediata potenza evocatrice di vita.
Nessuno partecipò al suo funerale. Successivamente, l’ufficio cimiteri comunicò alla famiglia Claudel che il terreno dove era stata sepolta Camille era stato requisito per necessità di servizio e che la tomba, sormontata da una croce recante le cifre 1943 – n° 392, non esisteva più.
È un destino che ha gli ingredienti della passione e della tragedia, quello di Camille Claudel.

***

“1943 – n° 392” prende le mosse da un preciso momento: il 1906, quando Camille Claudel si avvia sul cammino dell’autodistruzione. L’artista comincia a bere, a isolarsi socialmente, a frequentare solo persone che vivono ai margini della società, il lavoro diventa problematico e i problemi pratici si accrescono.
Tutto ciò che lei come artista crea è un oggetto cattivo da distruggere. Realmente, nella solitudine del suo atelier, Camille distrugge ciò che ha creato a colpi di martello. Vere e proprie “esecuzioni”, come lei stessa le definì.
Da questo inizio, drastico iato fra il sogno che era stato la sua vita e l’incubo crescente, la storia procede per salti temporali, attraverso interruzioni cronologiche che ripercorrono gli eventi che hanno condotto a quel momento (la situazione familiare, il connubio con il maestro, l’aborto) e altre che anticipano eventi che appartengono al seguito della sua storia, ovvero l’aggravarsi delle sue condizioni, l’internamento e la morte.

Domenico Bravo

SABATO 10 MARZO ore 21:15
Associazione culturale Spazioscena – Via Abruzzo 10, Castelbuono (PA)

Ingresso: € 8
Ingresso under 16: € 6

Info e prenotazioni
346 62 09 451 – associazionespazioscena@gmail.com